Con questo cielo grigio e freddo
improvviso sembrerebbe che l’estate sia davvero finita (in realtà, sulla carta,
la bella stagione va in ferie a settembre, ma questa è un’altra storia). Per
quanto riguarda le stagioni teatrali, però, l’autunno è un periodo di grande
fermento, dal momento che porta con sé l’inizio delle nuove stagioni teatrali.
Prima di ciarlare delle succose novità che ho puntato, ecco un breve riepilogo
della mia stagione estiva.
- Opera Camion: Rigoletto
Giovane novità dell’estate romana, Opera
Camion ha portato per il terzo anno consecutivo nelle piazze della periferia di
Roma (e non solo) l’opera a domicilio.
Prendi un camion che si apre e come per magia
rivela un caleidoscopico mondo di giovani talenti che hanno fatto della lirica
la loro vita. Il pubblico arriva da casa munito di sedie e cuscini; c’è anche
chi accompagna la visione con pizza, pasta fredda e birra. La cosa che più
scalda il cuore è vedere tanti bambini e giovanissimi tra il pubblico. Con
Opera Camion il bel canto viene restituito (gratuitamente) a tutti, azzerando
disparità di classe (e di portafoglio).
Quest’estate, dopo due anni di Mozart, è
stato portato in scena il Rigoletto
di Verdi. I giovani orchestrali fanno parte della Youth Orchestra del Teatro
dell’Opera di Roma, mentre diversi tra cantanti e tecnici provengono da Fabbrica
– Young Artist Program (il programma che dà la possibilità a nuovi talenti
italiani e stranieri, già formati presso conservatori e accademie, di inserirsi
nel mondo dello spettacolo).
Vi preannuncio con mesi e mesi di anticipo
che Opera Camion tornerà nelle piazze l’estate prossima con la Tosca di Giacomo Puccini.
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| Opera Camion 2018: Rigoletto |
Amadeus
di
Milos Forman è uno dei miei film preferiti in assoluto. L’esperienza con
l’orchestra e il coro dal vivo non ha fatto che accrescere la maestosità di
questo film. La scena finale della creazione del Requiem, con la partitura dei
vari strumenti che vengono aggiunti un po’ alla volta per infine suonare tutti
insieme, è un momento quasi mistico.
L’esperienza di guardare un film con la
musica live è da provare almeno una volta nella vita; tenete d’occhio la
stagione di Santa Cecilia all’Auditorium Parco della Musica perché già a
gennaio hanno trasmesso/suonato Fantasia della Disney (ve ne ho parlato qui: https://lagiraffadalcollocorto.blogspot.com/2018/01/musica-disney-e-magia-allauditorium.html),
mentre un paio di settimane fa, per continuare le celebrazioni del centenario
della nascita di Bernstein, orchestra e cantanti hanno accompagnato la visione
di West Side Story.
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| La locandina dell'evento |
- Roberto Bolle & Friends
Altro appuntamento per me imperdibile
dell’estate: veder ballare dal vivo Mr. Bolle e i suoi danzanti amici nel
suggestivo scenario delle Terme di Caracalla.
Questi Gala di danza sono un’occasione
unica che permettono non solo a un più ampio pubblico di avvicinarsi al mondo
del balletto (per via di un programma variegato che combina pezzi della
tradizione classica a nuove creazioni contemporanee), ma anche di regalare
l’occasione di poter vedere ballare dal vivo artisti di fama internazionale che
calcano le scene dei più importanti palcoscenici del mondo. Vi elenco gli
artisti presenti a Caracalla quest’estate giusto per farvi rendere conto di
cosa stiamo parlando: Timofej Andrijashenko e Nicoletta Manni, Principal dancers
del Teatro alla Scala di Milano; Taras Domitro e Maria Eichwald, Principal
Guest Artists; Osiel Gouneo, Principal dancer del Bayerisches Staatsballet di
Monaco; Angelo Greco e Maria Kochetkova, Principal dancers del San Francisco
Ballet; Sebastian Kloborg, International Guest Artist; Misa Kuranaga, Principal
dancer del Boston Ballet e Tatiana Melnik, Principal dancer dell’Hungarian
National Ballet di Budapest.
Superficiale e scontato parlare della
bravura di ognuno di loro. Pezzo forte della serata sicuramente la coreografia Dorian Gray firmata da Massimiliano
Volpini e interpretata da Roberto Bolle, accompagnato dal vivo dal violino di
Alessandro Quarta. Il moderno Dorian Gray è ossessionato dalle foto, dai
selfies e dai video che registra col suo cellulare. Coreografia suggestiva
interpretata in maniera eccelsa dal divino Bolle.
Proprio oggi hanno aperto le prevendite
per le date del prossimo anno (9 e 10 luglio 2019), poi non dite che non vi
avevo avvisati!
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| Roberto Bolle a Caracalla (foto di Luciano Romano) |
Quest’estate il Teatro dell’Opera di Roma
ha debuttato alle Terme di Caracalla con una prima mondiale: il nuovo
allestimento del balletto Romeo e
Giulietta (su musica sublime di Sergej Prokof’ev) con la regia e la coreografia
di Giuliano Peparini.
Sarò breve a riguardo: scene innovative e
interessanti; costumi belli e altri alquanto discutibili; luci e proiezioni
bellissime. Bravi i Primi Ballerini del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di
Roma: Susanna Salvi e Claudio Cocino nei ruoli degli innamorati e Alessio Rezza
in quello di Mercuzio. Le scelte coreografiche di Peparini, però, continuano a
non convincermi. Sorvolando sulla scelta di risuddividere i 3 atti canonici del
balletto in due (andando ad accorpare più scene, anticipandone alcune e
tagliandone altre) e sul rimaneggiamento della scena finale (no spoiler, ma
aggiungo solo che Shakespeare non si tocca!), il suo voler per forza inserire
danzatori di hip hop e breakers in ogni coreografia alla lunga stanca, col
risultato di diventare ripetitivo. Interessante il dividere le due fazioni
delle famiglie tra ballerini classici e di hip hop, ma anche questa una scelta
non poi così innovativa. Ho inoltre trovato scarse e poco significative le
coreografie dei ballerini classici, relegati quasi a un ruolo marginale. La
cosa mi ha un po’ infastidita perché se vado a vedere un balletto classico al
Teatro dell’Opera mi aspetto come minimo di vederli ballare davvero, e datemi
pure della conservatrice. Nel complesso la creazione coreografica mi è sembrata
più adatta come cornice di un musical piuttosto che come balletto in sé per sé.
Insomma Peparini, come dicono gli inglesi “it’s not my cup of tea”.
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| Susanna Salvi e Claudio Cocino nella scena finale del balletto |
- Globe Theatre Roma: Otello
Per molti romani estate equivale alla
visione di almeno uno degli spettacoli in cartellone al Globe Theatre di Roma. Recentemente,
parlando con delle amiche delle visioni di spettacoli passati ai quali ho
assistito, mi sono ritrovata ad osservare che, ahimè, ogni spettacolo che ho
visto fino ad oggi ha avuto qualche pecca. L’Otello firmato dalla regia di Marco Carniti è una macchina ben
oliata. Lo Iago portato in scena da Gianluigi Fogacci tiene con maestria le
fila dello spettacolo. Geniale la scelta di far costruire a proprio piacimento
lo spazio scenico allo stesso Iago, in modo da sottolineare quanto egli plasmi
e modelli le situazioni e le persone a seconda delle sue trame diaboliche.
Tiene la scena anche Maria Chiara Centorami nei panni di Desdemona. Totalmente
fuori luogo, invece, l’Otello di Maurizio Donadoni. Il suo è un Otello stanco e
affaticato, che sembra quasi sparire accanto a Iago e agli altri personaggi.
Assolutamente bocciata la sua impostazione a metà strada tra Fantozzi e il
Gabibbo. Ed eccovi qua (anche questa volta!) l’immancabile pecca che ha fatto
sì che lo spettacolo risultasse non al suo massimo.
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| Il Globe Theatre di Roma |
La stagione 2017/2018 del Teatro
dell’Opera di Roma si è conclusa in grandezza con il balletto La bella addormentata coreografato da
Jean-Guillaume Bart. Ospiti di eccezione negli spettacoli del 15 e 16 settembre
Marianela Nuñez e Vladislav Lantratov, rispettivamente Principal dancer del
Royal Ballet di Londra e del Bol’soj di Mosca.
La versione di Bart apporta diverse
innovazioni rispetto alla tradizione coreografica di Petipa: tutti danzano
molto, rispettando però il filo narrativo della storia. Quindi non solo meri
virtuosismi dei due protagonisti, ma Carabosse presente sin dal prologo con le
punte ai piedi così come la Fata dei Lillà, vero fil rouge della storia.
Ampliato anche il ruolo del principe, al quale viene dato un maggiore spessore
psicologico, e dell’intero corpo di ballo.
Da favola le scene e i costumi firmati da
Aldo Buti. Iconica la musica di Cajkovskij diretta da Nicolas Brochot. Bravo a
Marianna Suriano e Susanna Salvi nei ruoli della Fata dei Lillà e della Pietra
preziosa. Eccelso Lantratov con le sue linee e la sua leggerezza, un perfetto
principe.
Di un altro pianeta Marianela Nuñez.
Sebbene io l’abbia già vista ballare dal vivo un paio di volte (grazie ai Gala
di danza a cura di Daniele Cipriani; ve ne ho parlato qui: https://lagiraffadalcollocorto.blogspot.com/2018/01/le-stelle-della-danza-brillano-sotto-il_28.html),
questa è stata la prima volta in cui ho avuto la fortuna di vederla danzare un
intero balletto. La sua presenza scenica è indescrivibile. La sua tecnica è al
servizio della sua espressività. L’elevazione dei salti, la leggerezza, la
musicalità. Credo di non aver mai visto fare dei renverse in quel modo. Ogni
volta che entrava in scena accadeva la magia. E il pubblico, che non ha la
fortuna di assistere a tutta questa meraviglia ogni giorno, non si è trattenuto
dall’applaudire ed esprimere la propria gioia ogni volta che Nela entrava in
scena. Un’esperienza magnifica; una serata che custodirò gelosamente tra i miei
ricordi più cari. Un grazie al Teatro dell’Opera di Roma che, da diversi anni
ormai, ci vizia sempre più con la presenza di tali grandi Artisti. Vi consiglio
di dare un’occhiata alla stagione di quest’anno!
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| Marianela Nuñez, Vladislav Lantratov e Jean-Guillaume durante un momento di prova |
Foto: Internet e pagina Fb ufficiale del Teatro dell'Opera di Roma






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