È da gennaio 2015 che sono fedele spettatrice del Gala
internazionale di danza Les Étoiles a
cura di Daniele Cipriani.
Lui si autodefinisce scherzosamente “il Patron delle Étoiles”,
ma per me è Babbo Natale che porta in dono regali bellissimi: grazie a questo
gala, infatti, si ha la possibilità di veder danzare dal vivo tutti in una volta
i propri ballerini del cuore, tra cui stelle del firmamento che brillano in
teatri lontani dall’Italia (e quindi sarebbe davvero alla portata di pochi
portafogli il viaggiare di paese in paese e pagarsi biglietti aerei e teatrali
e vitto e alloggio per raggiungere ogni ballerino nel teatro in cui è Principal).
Quindi, come dicevo, ci pensa Daniele Cipriani a risolvere la situazione e a
portare la montagna da voi.
Quest’anno, a differenza degli anni passati, la
cornice dell’evento è stata la Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica
(mentre in precedenza la sede era l’Auditorium Conciliazione), ubicazione
decisamente migliore e, come sempre, la manifestazione si è svolta in due
serate (sabato 27 e domenica 28 gennaio).
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| La locandina dell'evento |
Dopo conferme e cambi di protagonisti all’ultimo
minuto (causa infortuni o malattia), queste le stelle presenti sul palco: Alena
Kovaleva e Jacopo Tissi dal Teatro Bolshoi di Mosca, Marianela Nuñez dal Royal
Ballet di Londra, Iana Salenko dall’Opera di Berlino, Kimin Kim e Vladimir
Shklyarov dal Teatro Mariinsky di San Pietroburgo, Léonore Baulac e Hugo
Marchand dall’Opéra di Parigi, Daniel Camargo dal Balletto di Stoccarda,
Liudmila Konovalova dall’Opera di Vienna, Joaquin de Luz dal New York City
Ballet e Sergio Bernal dal Balletto Nazionale di Spagna.
Ad aprire la serata con un trionfo di eleganza e linee
la giovanissima coppia formata da Alena Kovalena e Jacopo Tissi nel Pas de deux
Diamonds da Jewels di George Balanchine, mentre nel secondo atto hanno portato
in scena il Pas de deux da Raymonda.
Se così giovani i due hanno saputo ballare a tale livello, non oso immaginare
quali meraviglie porteranno in scena in futuro.
Sergio Bernal è stata una piacevolissima scoperta. Nel
primo atto ha incantato la platea con Farruca
del Molinero di Antonio Ruiz Soler, un pezzo di flamenco energico, sensuale
e virile che metteva in risalto la sua presenza scenica.
L’esplosivo Joaquin De Luz non è stato da meno con Five variation on a theme di David
Fernandez, pezzo neoclassico dove gli equilibri, l’elevazione e il dinamismo
del ballerino si sposavano con la musica di Johann Sebastian Bach.
I due hanno poi portato in scena nel secondo atto Folia de Caballeros, una loro
coreografia che li vede anche protagonisti, dove l’animo spagnolo, lo stile
classico e il flamenco si fondono insieme.
Vladimir Shkylarov, étoile a sorpresa del galà dello
scorso anno, si è riconfermato un grandissimo ballerino e interprete: se nel
primo atto ha ballato, insieme con Liudmila Konovalova, il Pas de deux del cigno
nero da Il lago dei cigni dove ha
portato in scena una tecnica squisitamente classica, nel secondo atto si è
ripresentato col divertentissimo (ma assai ricco di tecnicismi) Ballet 101 di Eric Gauthier.
La coppia che meno mi ha convinta è stata quella
formata da Léonore Baulac e Hugo Marchand. Nel primo atto si sono esibiti nel
Pas de deux da Esmeralda dove la
Baulac ha avuto diversi problemi di equilibri, stabilità e forza nelle
caviglie. Durante la famosissima variazione di Esmeralda col tamburello,
infatti, la caviglia della ballerina ha ceduto nella diagonale finale, mentre i
fouettés della coda non sono andati per niente (forse troppo lenti? Girare in
maniera così lenta richiede un equilibrio e una trattenuta maggiore e a lungo
andare può portare alla perdita del focus nei giri) e, come però solo i più
grandi sanno fare, la Baulac ha ritenuto più saggio chiudere prima per evitare
una rovinosa caduta a terra. Abbandonate le punte e il classico, nel secondo
atto i due hanno ballato Amovéo di
Benjamin Millepied, una coreografia dall’anima contemporanea ricca sì di
virtuosismi, ma forse non sempre ben legati tra loro e certo non aiutati dalla
musica di Philip Glass.
Sarò di parte, ma, per quanto mi riguarda, la stella
più luminosa della serata è stata Marianela Nuñez. Affiancata in questa serata
dall’astro nascente di Daniel Camargo, sia che porti in scena il Pas de deux da
Giselle o quello del III atto dal Don Chisciotte la Nuñez è davvero sempre
perfetta e, anche quando pensi che non possa più stupirti, raggiunge apici di
perfezione assoluta che ti lasciano sbalordita ed entusiasta. La sua tecnica
inappuntabile e le sue linee sono messe al servizio della musica e dell’interpretazione.
A differenza delle più algide russe, che portano in scena tecnicismi perfetti,
ma freddi, la Prima ballerina del Royal Ballet dà vita ai suoi personaggi, che
respirano attraverso i suoi movimenti. Quello che più mi piace della Nuñez è
che non sacrifica la musica per far sfoggio dei suoi virtuosismi, che dà valore
a ogni più piccolo movimento e che ogni passo è davvero eseguito alla
perfezione e non buttato via in favore del virtuosismo (ad esempio: durante i
fouttés i giri sono sempre puliti, le braccia e i gomiti non penzolano o non
vengono stretti al proprio corpo, le posizioni sono sempre portate a termine in
linee pulite, le quinte vengono chiuse davvero, ecc.). Il tutto, come dicevo,
coronato da un’interpretazione vera. Quando la Nuñez entra in scena, si vede
nei suoi occhi luminosi quanto grande sia la sua passione e quanto si senta felice,
ma grata al contempo, per poter fare ciò per cui è nata.
Insomma, come dice Daniele Cipriani stesso, il gala Les Étoiles è un inno alla gioia e all'amicizia
tra i popoli della scena e della terra. Un appuntamento assolutamente
imperdibile.
Foto: da Internet
Foto: da Internet

Ciao Eleonora :)
RispondiEliminaio di danza ne capisco meno di zero (soprattutto di quella classica) però mi affascina molto guardarla da "ignorante", mi lascio condizionare semplicemente dai miei gusti. Avrei tanto voluto partecipare a queste serate ma non ho potuto, spero di rifarmi la prossima volta!
Ciao Gaia! Sono dell'idea che la danza (come l'arte in generale) sia per tutti e che susciti emozioni e sensazioni diverse in ciascuno di noi. Spero vivamente che ripropongano l'evento l'anno prossimo e che tu possa partecipare, vedrai che ne uscirai entusiasta! :)
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