La storia di William
“Billy” Elliot è nota praticamente a tutti: siamo nell’Inghilterra della
Thatcher, a metà degli anni ’80; orfano di madre, Billy incontra per caso la
danza classica e se ne innamora, nonostante i pregiudizi di buona parte
dell’opinione pubblica e il divieto del padre, che lo vuole boxeur. L’insegnate
di balletto nota in lui un diamante grezzo e decide di prepararlo comunque per
l’audizione alla Royal Ballet School di Londra. Alla fine saranno proprio il
padre e il fratello maggiore, prima restii, ad appoggiare Billy in questo
sogno, sacrificando i propri ideali per permettergli un futuro migliore del
loro.
Sono passati bel 18 anni
da quando il film, uscito in sordina, divenne poi una delle pellicole più amate
da critica e pubblico, tanto da esser considerato uno dei 100 miglior film
inglesi di tutti i tempi.
Nel 2005 debutta come
musical nel West End di Londra al Victoria Place Theatre, con musiche di Elton
John, testi di Lee Hall e regia di Stephen Daldry (che ha diretto anche il
film). Il musical riceve ben 9 nomination ai Laurence Olivier Award e ne vince
4. Visto l’enorme successo, lo spettacolo approda anche in Australia (2007),
nel Paese del Musical AKA Broadway (2008) e in Corea del Sud (2010). A Broadway
vince ben 10 Tony Awards e altrettanti Drama Desk Awards.
A maggio 2015 Massimo
Romeo Piparo rende il sogno realtà anche in Italia: la versione italiana
debutta al Teatro Sistina di Roma, per poi partire per una tournée nei maggiori
teatri del nostro Paese.
A marzo 2018 è ripartita
da noi la terza stagione di questo spettacolo.
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| La locandina del musical italiano |
Avendo visto la versione
inglese nel 2014 ero curiosissima ed entusiasta di poter godere anche della
versione italiana. Da amante di musical, infatti, mi rincuora il crescente interesse
di produttori (e pubblico) verso questa forma di arte.
Allo spettacolo serale di
sabato 21 aprile il ruolo di Billy è stato interpretato da Matteo Valentini
(molti se lo ricorderanno per la sua apparizione nel video Guerriero di Marco Mengoni), promettente e talentuoso proprio come
il personaggio che interpreta.
Matteo Valentini, a 15
anni, ha saputo tenere il palco benissimo, nonostante qualche vuoto di memoria
ogni tanto (ma capita anche ai migliori, ciò che differenzia i grandi attori
dai principianti è la prontezza con cui si riprende la scena e si va avanti, e
in ciò Valentini è stato bravissimo), nonostante la voce non sempre
limpidissima e nonostante non abbia una tecnica di balletto forte. Come Billy,
è un diamante grezzo, ha tutte le carte in regola per brillare, ma per arrivare
all’apice dovrà continuare a studiare con grande dedizione, proprio come ha
fatto fino ad ora.
Sarò sincera, parlare di
questo spettacolo, e di questi giovani artisti in particolar modo, non è
facile.
Perché sono bravi e
talentuosi, ma se si ha alle spalle la visione dello spettacolo originale, il
prodotto in generale risulta un po’ sottotono. Quando vidi la versione inglese Billy
era interpretato da Elliott Hannah, che ai tempi aveva 10/11 anni; la sua
energia ancora me la ricordo.
Ho indubbiamente trovato
più frizzante e padrone della scena Tancredi Di Marco nel ruolo di Michael,
vuoi anche per la natura stessa del personaggio.
Regina indiscussa del
palco Sabrina Marciano nei panni dell’insegnante di danza Mrs. Wilkinson; altalenante
Luca Biagini nel ruolo di Jackie Elliot, il padre di Billy. Se ha saputo
commuovermi durante i brani musicali (aiutato da musica e testi), nei momenti
di pura recitazione l’ho trovato alquanto freddo e bloccato su un accento e una
cadenza meccanica.
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| Mrs. Wilkinson e le sue ballerine, Billy, Mr. Braithwaite |
Meritano un plauso
Elisabetta Tulli (la madre di Billy), Jacopo Pelliccia (George, l’istruttore di
pugilato), ma soprattutto Francesco Galuppi nel ruolo di Mr. Braithwaite, il
pianista.
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| George, Billy e Michael |
Billy
Elliot è un musical che funziona. Brani accattivanti (con
Elton John a capo delle musiche avevamo dei dubbi?), storia che tocca e
riscalda il cuore, momenti di pura ilarità, giovanissimi che cantano, ballano e
recitano in simultanea.
La versione italiana dei
testi non disturba affatto e la messa in scena non manca di nulla rispetto
all’originale inglese, sebbene non abbia capito il senso di marcare degli accenti italiani quando l'intera vicenda è ambientata a nord di Londra e i protagonisti sono di lì.
Le nostre piccole ballerine e la controparte adulta
maschile sono stati un concentrato di energia pura; leggermente spenti alcuni
membri del cast e dell’ensemble (forse sentivano la stanchezza di un doppio
spettacolo?) che hanno fatto perdere un po’ di brillantezza alla resa in
generale.
Indiscutibilmente Billy Elliot è uno spettacolo che merita
il successo che ha avuto e che sta tuttora avendo; se il prossimo anno sarà
nuovamente in cartellone al Sistina non fatevelo scappare e, soprattutto,
andate accompagnati da giovani sognatori.
Fate appassionare i
piccoli all’arte e al teatro, educateli alla bellezza. Mi ha pianto il cuore
vedere che, nonostante l’impegno e il talento della compagnia di portare in
scena un doppio spettacolo (pomeridiana e serale), il teatro durante il serale
era mezzo vuoto (poi però sulla strada di ritorno ho trovato adolescenti in
fila fuori gli studi di Amici).
Per
quanto riguarda il mondo dello spettacolo l’Italia è un Paese che deve ancora
essere profondamente educato, purtroppo.
Foto di: Federico Lamastra, dal sito Internet ufficiale del musical italiano



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